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Principio
di Funzionamento |
Lo strumento AutoPore IV è
un porosimetro a mercurio totalmente automatico, idoneo
allo svolgimento di prove di distribuzione di porosità
su campioni solidi e/o polveri. I parametri che si ottengono
in una singola analisi sono molteplici, ed in particolare:
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- volume poroso totale,
- area dei pori,
- curva di intrusione/estrusione,
- diametro medio dei pori,
- densità apparente o di "bulk",
- densità di scheletro (assimilabile alla densità
reale),
- porosità espressa in percentuale,
- grafici di distribuzione del volume dei pori,
- grafici di distribuzione delle dimensioni delle particelle
nel caso di campioni allo stato di polvere. |
A questi si aggiungono molte informazioni, ad esempio relative
alla permeabilità, la tortuosità, il fattore
di tortuosità, l'indice frattale dei pori, il grado
di interconnettività dei pori all'interno della matrice
solida e tante altre.
Lo strumento AutoPore IV si basa
sulla tecnica della porosimetria a mercurio, ovvero sul
comportamento di un liquido, quale il mercurio, che non
bagna un solido col quale è in contatto.

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Affinché possa "vedere" la struttura
interna di un solido o di una polvere,
il mercurio deve essere spinto all'interno di questa
mediante l'applicazione di una azione esterna.
L'analisi di porosimetria a mercurio prevede l'introduzione
di un campione all'interno di una cella di misura (penetrometro),
il degasaggio del campione e il successivo riempimento
del penetrometro con mercurio per caduta gravitazionale.
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Nella fase iniziale dell'analisi
il
campione subirà la sola pressione idrostatica
dovuta all'altezza della colonnina di mercurio. L'intervallo
di porosità determinabile viene definito, tra
le altre cose, dall'altezza della colonnina di mercurio
e dalla massima pressione raggiungibile dallo strumento.
L'altezza della colonnina di mercurio fissa il valore del
diametro massimo dei pori che è possibile valutare;
la pressione massima raggiungibile dallo strumento fissa
invece il diametro più piccolo.

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In
presenza di porosità del campione, l'applicazione
di una pressione sulla colonnina di mercurio provoca
la diminuzione dell'altezza della stessa (intrusione
di mercurio); il rilevamento del volume di mercurio
intruso alla pressione generata avviene con un principio
capacitivo. In sostanza, viene creato un condensatore
di cui un'armatura è costituita da un film
metallico depositato sul capillare del penetrometro,
l'altra è rappresentata dal mercurio che è
anche il dielettrico.
Grazie a questo principio particolare, il dielettrico
sarà perfettamente solidale con il condensatore.
La variazione dell'altezza della colonnina di mercurio
comporta una variazione della capacità del condensatore
che, mediante un opportuno fattore di conversione, porta
al volume di mercurio intruso. |
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In
conclusione, aumentando la pressione applicata sul mercurio
a passi il mercurio penetrerà via via nei pori
di diametro sempre più piccolo; potendo determinare
la variazione di capacità del condensatore creato
ad arte, si potrà ricavare una curva di distribuzione
di porosità specifica per ogni campione. |
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Come si vede la tecnica della porosimetria
a mercurio in sé è molto semplice ed è
governata da una legge
altrettanto semplice nella sua forma, ma non certo nei
parametri di cui è composta. Tale legge, detta equazione
di Washburn in omaggio al suo scopritore, definisce una
relazione di reciprocità inversa tra la pressione
e l'ampiezza dei pori. L'equazione di Washburn nella sua
forma più semplificata può essere scritta
nel seguente modo:
| dove: |
è la tensione superficiale del mercurio
è
l'angolo di contatto tra il mercurio e il campione con
il quale è in contatto. |
La porosimetria a mercurio è
una tecnica molto potente ancora oggi largamente usata per
il suo vantaggio di poter fornire molte informazioni con
una unica analisi e soprattutto una rappresentazione della
distribuzione della porosità di un campione in un
intervallo di porosità estremamente ampio.
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